giovedì , Settembre 23 2021
Bevute

Il Whisky? Qualcosa di Facile.

Il Whisky? Qualcosa di Facile. Se cerchi una bottiglia di whisky su google seguita dalla parola “recensione” stai pur certo che cadrai nel loro sito! Anche noi che scriviamo e raccontiamo il Whisky sotto un’altro aspetto, meno tecnico se vuoi non manchiamo di leggerli e curiosare il loro blog!

Chi sono? I ragazzi di whiskyfacile.com, innamorati del Whisky, in grado di rendere una recensione di una bottiglia, facile. Per tutti. Piacevole da leggere, se vuoi capire odori e sapori di un dram. Pionieri delle recensioni in Italiano, che hanno avuto il coraggio e la pazienza di crederci, trasformando una passione in qualcosa di più.

Ecco quindi curiosità sulla loro storia, sul momento che sta vivendo lo Scotch e su come intendono loro, l’acqua della vita!

 

Whisky e Facile, da dove nasce e perché Facile? Dalle vostre recensioni avete un gran naso e, francamente di facile, nel trovare odori e sapori così ricercati immaginiamo ci sia ben poco!

Giuro che la foto è presa dal loro sito. Potete verificare.

L’origine è ovviamente la canzone di Fred Buscaglione: quando io (Jacopo) e Giacomo “sono quelli nella foto eh” abbiamo deciso di aprire il blog nel 2011, in Italia non c’erano siti di recensioni di whisky, e abbiamo pensato potesse essere una buona idea, dato che in lingua inglese stavano iniziando a proliferare. In realtà è stato tutto molto naturale: abbiamo aperto il blog per cercare di trovare altri appassionati con cui confrontarci, e siccome non abbiamo mai avuto particolari ambizioni da influencer, siamo sempre stati noi stessi. Dunque abbiamo cercato di mettere in campo una scrittura con un minimo di qualità, che però restituisse il nostro approccio: ovvero analizzare e sezionare i whisky, certo, ma divertendoci – come in effetti facciamo sempre quando ci troviamo per recensire. L’idea era quella di cercare di comunicare un prodotto assai complesso nel modo più naturale e più ‘facile’ possibile, perché noi avevamo trovato questo mondo coinvolgente e accogliente, e ci pareva strano che potesse essere percepito diversamente. Sul discorso dei sentori e delle note che troviamo, beh: basta essere curiosi, cercare di annusare e assaggiare tutto e cercare di essere un minimo concentrati quando si annusa e si beve…

Loro di certo lo rendono facile e il Whisky è, in fondo, qualcosa di facile! Ma scrivere e recensire come fanno loro non lo è affatto.

Rimanendo in tema degustazioni, avete studiato, fatto corsi o siete completamente autodidatti? Non vi chiediamo quanto avete bevuto per imparare…

Completamente autodidatti, anche perché all’epoca non c’erano corsi professionali di degustazione whisky – oggi Whisky Club Italia sta colmando questa lacuna, ma all’epoca il whisky era una davvero una roba di nicchia. Quindi abbiamo imparato bevendo, direi – la pratica vale moltissimo! Le nostre guide, oltre ai bevitori più esperti conosciuti al Milano Whisky Festival, erano i blog cui ci ispiravamo – uno su tutti, ovviamente, è whiskyfun.com. Se leggete le recensioni di Serge, vi rendete conto di come lui riesca a comunicare la complessità del whisky che sta assaggiando e del mondo e della cultura che stanno dietro a ogni imbottigliamento, a ogni distilleria, facendolo però con grande disinvoltura e simpatia.

Quando avete capito che da un blog per passione, stava diventando qualcosa di più? Oggi partecipate a fiere, eventi, organizzate degustazioni vostre. Insomma è un impegno, un lavoro!

Per la verità, solo tre anni fa abbiamo capito che il modo che avevamo trovato per dare una presentabilità sociale al nostro alcolismo poteva diventare qualcosa di più: abbiamo ricevuto delle proposte di lavoro da parte di alcune aziende, e oggi sia io che Giacomo lavoriamo nel settore. Naturalmente, il sito ha una sua vita propria e deve la sua fortuna alla sua indipendenza, che è una cosa che cerchiamo di tutelare sempre: se ci lasciassimo influenzare da rapporti di lavoro o di amicizia quando beviamo un whisky, saremmo degli sciocchi e perderemmo la nostra credibilità – ammesso che qualcuno possa accordarcela.

Condividiamo in pieno l’atteggiamento, e dimostra che credere in quello che si fa, alla fine porta risultati!

Dove vedete WhiskyFacile nei prossimi anni? Il sito ora è in doppia lingua, collaborate con aziende Internazionali, vedasi gli eventi di Diageo a Londra, ecc. Cosa vuole diventare o continuare ad essere WhiskyFacile?

Da fine giugno abbiamo allargato la squadra, e siamo in quattro: c’è Marco Zucchetti, che già da un paio d’anni scriveva e beveva con noi e che ha un naso attento e una penna sopraffina; poi c’è Davide Ansalone, nostro amico da tanti anni, che ci aiuta a seguire i canali social. Questo dovrebbe renderci un po’ più performanti rispetto al passato… Allo stesso tempo, abbiamo aperto all’inglese perché ormai sono quasi dieci anni che c’è il sito, e abbiamo accumulato circa 1400 recensioni: un sito del genere viene usato soprattutto

Copertina Facebook, WhiskyFacile

come ‘database’, e non volevamo precluderci un’audience estera, anche perché nel tempo abbiamo ricevuto diversi attestati di stima anche fuori dall’Italia. Sulle collaborazioni, onestamente anche qui sono tutte cose naturali, capita di rado che ci facciamo avanti noi: alcune aziende ci contattano perché apprezzano il nostro modo di comunicare il whisky, e noi – lavorando nel settore – sappiamo quanto sia importante una comunicazione di qualità e onesta.

Per il futuro, oltre a un piano su cui non vogliamo ancora anticipare nulla, ci immaginiamo esattamente dove siamo ora: quattro amici seduti intorno a un tavolo che bevono e si divertono, e che cercano di condividere la propria passione con gli altri.

C’avete il naso, c’avete la penna, c’avete chi gestisce i social… e che fate voi? …le interviste?! Scherziamo, scherziamo!

Siete i primi forse a parlare di Whisky in Italiano (standing ovation)… ma come viene visto il Whisky in Italia? Abbiamo la sensazione che venga percepito come un qualcosa da ricchi, da elite! Da Hotel di lusso o salotto di velluto come diciamo noi, è così? Il Whisky non è roba da ricchi, da ostriche, ecco… è qualcosa di crudo con cui sporcarsi le mani, da bere in riva al mare o al freddo di una montagna davanti al fuoco!

Avete già dato tutte le risposte voi! In effetti, anche se pian piano le cose stanno cambiando, il whisky viene spesso visto come un distillato ‘importante’, fin troppo complesso per una bevuta conviviale e spensierata. Non c’è errore più grande di questo, e tanta colpa è della comunicazione negli anni ’80 e ’90… Il whisky in realtà è qualcosa di molto diverso, di molto più genuino, alla faccia dei dipartimenti marketing. Basta andare in Scozia e fare un giro in una qualsiasi distilleria (magari non Macallan) per rendersene conto… Ecco, in questo senso il whisky è facile, per sua natura.

Siamo assolutamente d’accordo. Come piace definirlo a noi, il Whisky è un sentimento che tutti dovrebbero provare! E almeno sui sentimenti, per Giove, non pensiamo al portafoglio!

Rimanendo in tema, quanto funziona il binomio Italia/Whisky oggi e dove sta andando la preferenza? C’è (se mai c’è stata) ancora la predizione per Single Malt super invecchiati e torbatoni?

Una premessa ovvia è che l’Italia, anche se oggi in pochi sembrano saperlo, ha contribuito in modo determinante alla nascita del Single Malt come categoria. Gli Italiani erano i primi che negli anni ’60 e ’70 giravano per le distillerie, compravano barili per imbottigliarli e non per mescolarli ad altri – si può quasi dire che l’abbiamo inventato noi, il single malt. Pensate che negli anni ’70 Glen Grant in Italia vendeva più di quanto non venda oggi Glenfiddich (il single malt più venduto al mondo) negli Stati Uniti (il principale mercato di Glenfiddich)! Al contempo, le più importanti collezioni di whisky al mondo erano tutte in Italia. Siamo stati davvero dei pionieri. Oggi siamo un mercato marginale, anche se in crescita, ma che tende alla qualità: dunque i single malt sono in crescita, mentre i blended tendono a contrarsi. I single malt super invecchiati, una moda per la verità recente, tendono a costare sempre di più, e dunque sempre di più finiscono su mercati più ricchi; i torbati invece da noi sono quasi sempre la porta d’ingresso nel mondo del whisky. Anche perché c’è quel sapore affumicato che non appartiene alla nostra cultura e alla nostra tradizione alimentare, e la prima volta che assaggi un torbato ne rimani folgorato! È stato così anche per noi, poi pian piano abbiamo scoperto tutta la complessità e la varietà che ci sono nei whisky non torbati, che tra l’altro sono la maggioranza.

Imbottigliatori Italiani, come siamo messi? Quando facciamo le cose le facciamo bene e non c’è dubbio. Ma facciamo marchette, senza paura, c’è qualcuno che più di altri merita attenzione?

Siamo messi molto bene, decisamente. A livello quantitativo, non siamo la Germania o l’Olanda, che hanno decine e decine di imbottigliatori: ma quelli che abbiamo sono di fascia altissima, e infatti vengono apprezzati in tutto il mondo. Anche perché, come dicevo prima, siamo stati i primi a fare questo mestiere, con nomi storici come Samaroli, D’Ambrosio, Mainardi, Nadi Fiori, alcuni dei quali sono ancora attivi… Citare dei marchi è sempre antipatico: però, siccome ci chiedi, noi abbiamo una particolare passione per Silver Seal e Wilson & Morgan, due aziende ormai storiche che puntano sempre all’eccellenza. Ma tra le aziende più giovani, sicuramente Hidden Spirits, Valinch & Mallet e Dream Whisky hanno tanto da offrire… Il bello è che sono tutte realtà molto diverse tra loro, e anche i whisky riflettono queste differenze. Sarà un discorso da nerd, ma è bello riconoscere l’identità, gli stili, degli imbottigliatori indipendenti.

Ecco a proposito, squillino le trombe, Imbottigliatori! Dateci l’occasione di raccontare un vostro Whisky!

Scozia, d’altronde ci chiamiamo così quindi non possiamo lasciarla fuori… è ancora il paese traino per il Whisky o sta cambiando qualcosa?

Il traino è sempre la Scozia: è il modello, e ha al suo interno una tale varietà… Certo, oltre al boom dei giapponesi, ultimamente anche altre nazioni stanno affacciandosi con prodotti di grandissima qualità: spiacerà agli scozzesi dover fare il nome dell’Inghilterra, ma lì ci sono alcune realtà che lavorano benissimo. E poi l’Irlanda, che sta vivendo un momento di rinascita incredibile, così come gli stessi Stati Uniti, che con il fenomeno delle craft distilleries hanno tracciato un solco che stanno seguendo in tanti, ciascuno col proprio approccio (anche la Scozia, ebbene sì!). Aspettiamo l’ondata di whisky italiano, dato che tanti birrifici stanno attrezzandosi per distillare. Per questo tenete d’occhio il progetto interessante Distillerie.it.

Ecco, abbiamo letto strane cose a riguardo tra Birrerie e Whisky… speriamo in bene…

Springbank 10, Instagram WhiskyFacile

Continuando con la patria dello Scotch, distilleria a cui siete più legati e quella invece che merita di essere visitata durante una vacanza Scozzese?

Siamo molto affezionati a Glengoyne, perché è stata la prima distilleria che abbiamo visitato, e ogni volta che andiamo in Scozia cerchiamo di andarci. Ma il nostro cuore è a Campbeltown, a Springbank: il nostro consiglio è di andare a visitarla, anche se è lontana è un’esperienza unica, che ti catapulta nel mondo del whisky di mezzo secolo fa, praticamente un museo vivente.

Abbiamo giusto comprato una bottgilia di Springbank Cask Strength che racconteremo a breve, emozioni allo stato puro!

Chiudiamo con la cosa più difficile, cosa è per WhiskyFacile, il Whisky in 10 parole?

 Convivialità, condivisione, divertimento. Le altre sette le facciamo dire ai vostri lettori, perché tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno è di condividere un dram e un pensiero sul whisky coinvolgendo sempre più persone…

Un vero piacere ragazzi, speriamo di sentirci presto o perchè no, vederci a qualche festival e bere un Dram insieme! Slàinte e in bocca al lupo per i vostri nuovi progetti!

 

Visita il loro sito www.whiskyfacile.com e segui le loro pagine Facebook ed Instagram

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 Clicca qui per leggere la storia precedente Lochman, un orgoglioso cittadino Scozzese!

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